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Il Covid-19 insegnerà a gestire le crisi?

Da emergenza sanitaria, la pandemia si è trasformata rapidamente in crisi sistemica, mettendo alla prova le istituzioni di tutti i paesi, l’Italia fra i primi. Una sfida articolata su molteplici fronti: la capacità di ragionare in termini di complessità, la tenuta del sistema sociale ed economico, gli strumenti operativi e giuridici a disposizione, l’articolazione di una comunicazione chiara ed efficace, la trasparenza del sistema di gestione e i rapporti con gli altri paesi. Il piano pandemico dell’Italia risaliva al 2006, anno dal quale non è più stato aggiornato né testato, rimanendo un esercizio sulla carta – come accade anche in molte aziende.

In molti si sono chiesti nell’ultimo anno se nella gestione della pandemia di Covid-19 l’Italia avrebbe potuto agire meglio, o diversamente. Da questa domanda parte “Lo Stato in Crisi”, un volume curato da Patrick Trancu, TEDx speaker e consulente ventennale al fianco di società multinazionali nella preparazione, gestione e recupero da situazioni critiche, e scritto da 35 esperti di diversi settori e accademici provenienti da differenti ambiti disciplinari.

Il libro parte dalla constatazione di come oggi le crisi siano diventate sistemiche, e questo ha portato a un cambio di paradigma per cui l’orizzonte nella loro gestione si è spostato dal rischio al sistema. “Questa è la quarta/quinta crisi del XXI secolo” ha spiegato Trancu durante una presentazione del libro online organizzata da Anra, l’Associazione Italiana dei Risk Manager: “La prima è stata quella dovuta al crollo delle Torri Gemelle, seguita dalla crisi finanziaria del 2008, la crisi migratoria del 2014, quella legata al Covid e la crisi climatica, anche se quest’ultima trae origine nel secolo scorso ma è diventata visibile solo nel corso dell’ultimo decennio”.

Il problema – si legge nel libro – sta nella fragilità della nostra società e dalla forte interconnessione che esiste tra ogni suo elemento. Questo fa sì che eventi apparentemente lontani ci raggiugano velocemente e ci coinvolgano direttamente dispiegando i loro effetti in archi di tempo lunghi (un esempio è l’attacco alle Torri Gemelle, le cui ripercussioni sono visibili ancora oggi). “E’ una situazione che ci proietta in un universo sconosciuto, in cui navighiamo oltre i limiti delle nostre conoscenze. Gli attuali sistemi di gestione della crisi sono datati, e inadeguati alle crisi sistemiche di oggi” aggiunge Trancu. Per rifondare un nuovo sistema servirà prima di tutto, dunque, uno sforzo intellettuale: dovremo abituarci alla sorpresa, imparare a ragionare e riflettere rapidamente, ed essere creativi nel cercare le soluzioni.

Tornando all’Italia, cosa si sarebbe potuto fare meglio?

“Quello che ha fatto la differenza tra i vari paesi è stata la tempestività delle decisioni, il coraggio e la capacità di assumersi le proprie responsabilità. Su diversi fronti” afferma Trancu. Ad esempio nell’approvvigionamento dei vaccini, in cui ogni stato ha risposto in modo diverso. Negli Stati Uniti già a marzo 2020 l’allora amministrazione Trump aveva individuato le società farmaceutiche a cui distribuire, sotto forma di venture capital, le risorse per lo sviluppo dei vaccini. Questo ha garantito agli USA accesso prioritario. Israele, che a differenza degli USA ha una popolazione di soli 7 milioni di persone da vaccinare, ha fatto un accordo con un singolo produttore offrendo una contropartita non solo economica. E’ importante ricordare che Israele è un paese che vive in uno stato perenne di crisi, ha quindi una cultura della gestione di crisi e i suoi governanti sono abituati a prendere decisioni difficili in situazioni complesse. La Gran Bretagna invece ha puntato su Astra Zeneca (al 50% britannica) e ha fatto la scelta coraggiosa di vaccinare prima tutti con una dose e poi in un secondo momento porsi il problema dei richiami. L’Europa inizialmente si è mossa in ordine sparso, e quando ha ricevuto mandato dagli Stati membri per l’approvvigionamento dei vaccini ormai era settembre inoltrato. “In più l’Europa si è mossa seguendo una logica di procurement con l’obiettivo di spendere il meno possibile. Ha poi puntato anche su vaccini che non sono arrivati sul mercato come quello di Sanofi” ha sottolineato Trancu.

Altro aspetto esaminato nel libro è quello della comunicazione. “Potevamo concentrare le informazioni in un unico punto invece di creare più punti informativi, è stata data molta enfasi sulle prime regole (dal distanziamento alle mascherine) ma poi è mancato tutto il resto” afferma Trancu.  “Di fatto abbiamo assistito alla presa in ostaggio della comunicazione istituzionale e di crisi da parte della politica. La comunicazione, invece di servire il bene comune, è servita a costruire la popolarità del Presidente del Consiglio. Questo è ampiamente dimostrato dai dati che riportiamo nel libro e anche dalle scelte fatte, come ad esempio quella di non comunicare attraverso i profili social di Palazzo Chigi ma attraverso gli account social personali del Presidente del Consiglio. In sintesi è stata portata avanti una strategia volta ad accrescerne la popolarità e il consenso personale. Sono state così violate tutte le regole della comunicazione di crisi e della comunicazione istituzionale privilegiando la strategia dell’annuncio fatta di faremo e valuteremo. Invece è sempre utile ricordare che in situazioni di crisi la comunicazione non è l’azione del comunicare, ma è comunicare l’azione, ovvero la comunicazione accompagna le azioni e orienta i comportamenti”.

Se è vero che, come disse Winston Churchill, “Non bisogna mai sprecare una buona crisi”, la vera domanda oggi è se l’Italia – se tutto il mondo – saprà reagire meglio in occasione della prossima crisi sistemica, traendo insegnamento da quanto vissuto nell’ultimo anno e mezzo.

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