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(Ri)costruire la resilienza dell’Italia

Il governo italiano ha varato un piano di rilancio da 191,5 miliardi di euro, progettato per rafforzare la resilienza economica del Paese e avviarlo verso un futuro più sostenibile e digitale.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), ufficialmente approvato dalla Commissione europea a fine giugno, è stato strutturato in risposta alla crisi pandemica, che ha fatto emergere il basso livello di resilienza macroeconomica dell’Italia rispetto agli altri paesi europei.

La pandemia ha messo a dura prova la resilienza di tutti i paesi. Secondo lo Swiss Re Macroeconomic Resilience Index – un indicatore periodicamente aggiornato che misura il livello di resilienza di 31 paesi nel mondo – nel 2020 la macro resilienza globale si è ridotta del 18% rispetto all’anno precedente.

L’Italia è stata uno dei paesi europei che ha registrato le peggiori prestazioni nell’indice di resilienza macroeconomica di Swiss Re, classificandosi al 23° posto, davanti alla sola Grecia.

Secondo il World Economic Forum, la resilienza di un paese è in gran parte determinata da caratteristiche come un’economia digitale avanzata, forti reti di sicurezza sociale e un solido sistema sanitario. Purtroppo l’Italia mostra ancora debolezze in settori cruciali come gli investimenti in ricerca e sviluppo, istruzione e inclusione, insieme a un sistema fiscale che deve diventare più progressivo.

Le economie più avanzate si sono dimostrate più resilienti dei mercati emergenti, grazie ai maggiori investimenti in salute e alle risorse impiegate per mitigare la crisi. Tuttavia, il forte supporto fiscale e monetario messo in atto per mitigare la recessione causata dalla pandemia è stato anche uno dei principali fattori di riduzione della resilienza globale complessiva.

Le azioni intraprese hanno comportato una riduzione di oltre la metà delle riserve finanziarie delle economie avanzate, il che a sua volta ha portato a un calo di oltre il 20% della resilienza complessiva nel 2020. Le economie che già prima della pandemia potevano contare su livelli di resilienza più elevati, come la Svizzera e la Norvegia, hanno registrato performance di crescita migliori durante la recessione globale dello scorso anno rispetto ad altri con livelli di resilienza inferiori prima della crisi, come Grecia e Italia.

Secondo gli analisti di Swiss Re, il 2021 vedrà una ripresa della resilienza macroeconomica globale ma non un pieno ritorno ai livelli pre-pandemia. Le banche centrali manterranno un atteggiamento “accomodante” per garantire la sostenibilità dei forti aumenti di debito pubblico accumulati nel periodo pandemico. Ciò lascerà alle autorità, soprattutto nelle economie avanzate, pochissimo spazio per gestire ulteriori politiche monetarie nel caso in cui si verificasse un altro shock.

Dopo la decisa ripresa sperimentata nel 2021, la crescita economica probabilmente rallenterà di nuovo nel 2022 e anche le economie più resilienti saranno vulnerabili, poiché i livelli del debito pubblico rimarranno elevati e gli incentivi fiscali non saranno altrettanto ingenti.

La priorità per garantire una crescita a lungo termine e ripristinare la resilienza macroeconomica deve quindi essere quella di pianificare riforme strutturali più profonde. Ciò richiederà investimenti e impegno per facilitare il cambiamento in diversi settori e intraprendere azioni quali la costruzione di infrastrutture sostenibili, una diffusione più ampia dell’economia digitale e la transizione verso un sistema energetico a basse emissioni di carbonio.

I governi dovranno anche agire al fine di ridurre le disuguaglianze sociali e investire nel capitale umano attraverso l’istruzione e la formazione. I mercati del lavoro devono diventare più efficienti, in modo da riposizionare la forza lavoro rimasta disoccupata durante la crisi.

Questi obiettivi sono anche i driver del PNRR, che fa parte del programma Next Generation EU. Il piano italiano si basa su tre assi strategici condivisi a livello europeo: digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale.

Gli interventi previsti mirano a riparare i danni economici e sociali della crisi pandemica, contribuire a risolvere le debolezze strutturali dell’economia italiana e accompagnare il Paese in un percorso di transizione ecologica e ambientale. Il governo italiano stima che nel 2026 il PIL sarà superiore di 3,6 punti percentuali rispetto a uno scenario di base che non prevede il piano. Si spera che questo renda l’Italia più resiliente a possibili crisi future.

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