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Estate 2021: in Italia il turismo non riparte

Non decolla la ripresa del settore turistico in Italia, ancora frenato dalle difficoltà di spostamento, da timori per la salute e per eventuali chiusure “a sorpresa” finalizzate a contenere il contagio. Nel 2020 l’estate era stata una boccata d’ossigeno per un settore che vale il 13% del Pil italiano: dopo mesi di chiusura, che avevano fatto perdere al settore tutte le occasioni di mercato legate ai tradizionali ponti primaverili e alle vacanze di giugno di molti turisti stranieri, la piena estate era partita a rilento ma aveva poi dato la possibilità all’economia del turismo di riavviarsi positivamente. La doccia fredda è arrivata con la seconda ondata della pandemia, in autunno, e con i timori successivi che hanno portato ad annullare tutta la stagione sciistica invernale, tanto che il primo trimestre del 2021 ha segnato un -70% di presenze rispetto al 2020.

I dati forniti dall’Ente bilaterale nazionale del turismo mostrano tutta la gravità in cui versa un compartimento fondamentale per l’economia italiana com’è quello turistico: nel 2020 il settore ricettivo ha registrato la perdita di 233 milioni di presenze, con una flessione media del 53,4% rispetto al 2019 ma con punte che in alcune località hanno superato l’80%. Questi numeri hanno aperto una grave crisi occupazionale, con la perdita di 200mila posti di lavoro stagionali e 150mila a tempo indeterminato, con un crollo negli alberghi del 37,3% del lavoro dipendente e del 45,5% degli occupati a tempo determinato.

L’aria che tira in questo luglio 2021 non fa sorridere gli operatori del settore. Gli italiani faticano a trovare la serenità per una vacanza e molti si misurano con le difficoltà della crisi economica; inoltre il Green Pass europeo più che favorire gli spostamenti sembra essere un deterrente, date le difficoltà e la diversità di regole per l’accesso da paese a paese.

Quasi totalmente assenti i turisti d’Oltreoceano, anche gli europei sono pochi e la domanda nazionale nel mese di giugno è stata molto debole, così come le previsioni per settembre.

Secondo l’Osservatorio Confturismo, realizzato da Confcommercio, ai primi di luglio erano 15 milioni gli italiani che avevano organizzato la propria vacanza, mentre altri 10 milioni erano ancora indecisi. Rispetto alle intenzioni di viaggio, nella rilevazione di giugno il 38% degli intervistati ha affermato che preferisce non partire a causa del rischio pandemico (era il 29% a maggio).

Il mese di giugno, invece di portare, come ci si sarebbe potuti attendere, un progressivo aumento di chi si organizza per le vacanze, ha segnato una contrazione sia in termini di intenzione sia nella durata media prevista. Il trend, infatti, indica una propensione a ridurre il periodo di vacanze rispetto al 2020 maggiore a giugno di quanto non fosse stata registrata a maggio: la percentuale di chi farà al massimo una settimana è salita dal 51% al 60%, così come si riducono dal 17% al 12% coloro che faranno un periodo di villeggiatura tra gli 11 e i 14 giorni. Guardando al periodo pre-Covid, rispetto al 2019 si è manifestata una tendenza in calo del numero di giorni di soggiorno per 3 intervistati su 10, mentre 5 su 10 manterranno la stessa durata.

Riguardo ai luoghi prescelti, il 64% opterà il mare, stabili le altre destinazioni di vacanza, mentre prosegue la crisi delle città d’arte e dei borghi, da sempre mete per l’estate preferite più dagli stranieri che dagli italiani.

Se l’87% degli italiani quest’anno ha scelto di trascorrere le vacanze in Italia, il 13% che guarda all’estero punta quasi esclusivamente su Spagna, Grecia e Francia, mentre i viaggi in paesi extra europei sono rimandati, con speranza, al 2022.

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